Chi per Lei? Niente affatto! – di Fabio LEOCI

massimo ferrarese
Massimo Ferrarese

Questa nostra amministrazione, a detta di molti, non sarebbe amministrata da chi compare formalmente nella Giunta, bensì, da quel famoso “chi per Lei” così tanto ridondante sia sulle testate giornalistiche che sui social network.

A fare poi il nome ed il cognome, pare che la opinione pubblica, o chi intende farla, sia pacificamente orientata in quel signore comparso qualche anno addietro dapprima come patron del basket e di poi quale presidente della Provincia.

Questo signore, dall’aspetto moderno e brillante, al secolo Massimo FERRARESE, allorché è comparso nella nostra società ed anche nella nostra politica locale, è apparso sin da subito gradevole ed entusiasta per il cambiamento. Orbene, difficilmente può dirsi quale tipo di cambiamento abbia ricercato il Ferrarese, ma di certo oggi lui, persona oramai pubblica, è il Presidente dell’Invimit, dunque di certo qualcosa è cambiata.

E pensare che questa società, fortemente voluta dal governo Renzi, è comparsa nel panorama delle grandi aziende pubbliche solo da qualche anno, ed avrebbe il prioritario obiettivo di dotarsi di un rilevante fondo monetario da gestire tramite la società Invimit per implementare il valore degli immobili pubblici. Al ché, nella mia mente, si accende per incanto la fotografia del Castello Alfonsino, ma viene subito neutralizzata dal precario stato di abbandono….. e ritorno a pensare a questa società: è regolamentata da un atto costitutivo e come ormai pacificamente noto a noi altri cittadini, chi la gestirebbe, ovvero il suo presidente del consiglio di amministrazione, è l’Alfaniano Massimo Ferrarese (cosi viene definito nelle ricerche su internet anche per il suo ruolo politico).

Per noi altri cittadini, la nomina presidenziale del brindisino Massimo Ferrarese dovrebbe risultare una sorta di orgoglio territoriale, purtuttavia, a ben vedere con la curiosità di chi non si ferma alla mera apparenza, uno studio più approfondito, unitamente a quella fotografia sbiadita del Castello, ci porta ad obnubilenti dilemmi. Ed ecco manifestarsi pian piano quelle paure tipiche di chi non ha ben compreso una realtà ben diversa da quella per il quale voleva giovarsi orgogliosamente quando comparve nel Basket ed alla Provincia. In primo luogo, salta agli occhi la circostanza che, ove fosse vero, il Sig. Massimo Ferrarese dovrebbe essere un vero e proprio dirigente e/o cordinatore del partito NCD, il che spiegherebbe questa grande influenza nella nostra politica locale e quanto mai “bizzarra” (sempre stando alle voci). Ma stante però quella che dovrebbe essere la Circolare MEF del 24 giugno 2013 recante disposizioni “ all’adozione di criteri e modalità per la nomina dei componenti degli organi di amministrazione e di politiche per la remunerazione dei vertici aziendali delle società controllate direttamente o indirettamente dal Ministero dell’economia e delle finanze”, nei requisiti “negativi” richiesti per ricoprire le cariche delle imprese controllate dallo Stato dalla direttiva sono due: l’assenza di conflitti di interesse (viene specificato “ anche in riferimento ad eventuali cariche in società concorrenti”) e il fatto di non essere membri di assemblee politiche o amministrative elettive (vedi, rispettivamente, lett. b) e d)). La mia curiosità, da cittadino studioso, ed al di là della mia vena filo-pentastellata, viene attratta dalla letteralità della Circolare in questione, rispetto alla ratio che si voleva perseguire. Ed invero, tal Direttore Professore di Diritto Pubblico e scienze dell’amministrazione Giuseppe DI GASPARE, nell’argomentare la questione di eleggibilità per come oggi deve essere intesa, sottolinea come la direttiva in questione << omissis…. mentre mostrano un solo apparente zelo nel proteggere le nomine dai condizionamenti politici, trascurano invece l’esigenza, ben più viva, di precostituire un filtro che, attraverso vincoli post-mandato impedisca la possibilità, ben perniciosa, di utilizzare le cariche presso le imprese a partecipazione statale come “parcheggio” o “sistemazione” per politici momentaneamente privi di seggio, o a fine carriera, o come premio per il sostegno che essi in precedenza hanno elargito al governo o a lobbies. A tale riguardo va ricordato che tale ordine di esigenze è ben presente nelle norme del d.lgs. 39/2013 che vietano la nomina a cariche presso le imprese in controllo pubblico delle regioni e degli enti locali di eletti nei consigli regionali, provinciali e comunali, se non dopo un biennio dalla cessazione del relativo mandato>>. Tralasciando le altre e ben più rigorose caratteristiche che il candidato a tale ruolo deve ricoprire (ed all’uopo rammento autorevolezza per lo svolgimento, esperienza pregressa ovvero in ruoli dirigenziali apicali nel settore pubblico, verifica sulla base della reputazione, dei risultati conseguiti nei ruoli apicali in precedenza ricoperti nel settore pubblico o privato e della riconoscibilità nei mercati di riferimento ecc.)., che certamente non spetta a me individuare od accertare, la seconda manifesta discrasia che sollecita il mio interesse da semplice studioso, consta nel fatto che, nel primo incontro di lavoro riguardante la Puglia, il Presidente Ferrarese espresse la previsione di una dotazione complessiva da oltre 500 milioni di euro per la gestione dell’attività di questa società del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze “Investimenti Immobiliari Italiani”, con l’intenzione di contribuire concretamente alla ipotesi di fattibilità sull’accordo S. Cesarea Terme- Regione Puglia ed altre strutture immobiliari tutte del leccese. Certo, a leggere quanto il Presidente Emiliano vorrebbe fare sul nostro territorio (Vd. TAP) ci saremmo aspettati che il concittadino francavillese Presidente Ferrarese avrebbe (re) agito un po’ verso il nostro povero territorio, piuttosto che agire come da tanti anni è d’uso nella politica nostrana, ma tant’è. Ad ogni buon conto, rimane quell’angoscia di non aver capito bene, ovvero di aver mal interpretato sia gli intenti dei regolamenti pubblici, nonostante autorevole dottrina, sia le stesse intenzioni di chi ci amministra, nonostante i comportamenti oggettivamente valutabili. Forse, questa cosa del “chi per Lei”, è del tutto errata: era sufficiente solo “per Lui”.

Fabio Leoci

LASCIA UN COMMENTO