Brutta sconfitta del Brindisi per 3 a 0 contro l’Ugento. Nei giorni che precedevano questo match si è ripetutamente descritto l’appuntamento come una sorta di spareggio anticipato, un confronto con una diretta concorrente per la salvezza da non fallire assolutamente, ma purtroppo per i brindisini ne è venuta fuori una brutta, se non la più brutta partita che ci si potesse aspettare. Escludendo i primi minuti di studio, dove il Brindisi sembrava riuscisse a gestire il gioco, l’Ugento poco alla volta ha aumentato la pressione sulla difesa adriatica trovando spesso verticalizzazioni pericolose che mettevano in difficoltà i giocatori bianco azzurri che colpevolmente si facevano timorosi e incerti.
Il gol salentino, giunto direttamente su calcio d’angolo, non ha fatto altro che aumentare le insicurezze e fatto emergere i limiti che la squadra ha ormai dall’inizio di questa stagione. Lenti, leziosi e senza incisività; spesso anticipati o in affanno su molti palloni sia in difesa che in attacco; mai un dribbling vincente o un avversario saltato, ma un gioco sterile fatto di passaggi prevedibili e senza un briciolo di grinta agonistica, improponibile per una formazione che ha come obiettivo la salvezza a ogni costo. Quella contro gli ugentini possiamo definirla una prestazione poco onorevole; emblematico il fatto che il Brindisi si sia procurato il primo calcio d’angolo al 77’ e un calcio di punizione dal limite al 82’.
La società va assolutamente ringraziata e rispettata per le difficoltà che ha dovuto affrontare dopo la mala gestione della proprietà precedente e tutto quanto ne è scaturito in seguito, ma adesso è giusto che prenda decisioni forti e chiare nei confronti della squadra (salvaguardando il lavoro prezioso dell’esperto mister Ragno) che appare inappropriata per l’obbiettivo che si è posta. Sarà necessario dotarsi di figure esperte del girone H, notoriamente il più ostico e imprevedibile, proprio per non vanificare i sacrifici alquanto onerosi sostenuti fino adesso e anche quelli che verranno nel tentativo di rinforzare la squadra.
Giancarlo Errico











































