Brindisi riposiziona la bussola verso le proprie vocazioni naturali. La comunità anela un nuovo modello

BRINDISI – Brindisi vira decisamente verso una nuova rotta, e lo fa aderendo ad un Gruppo di azione locale (Gal Alto Salento 2020) che mette assieme una serie di Comuni della provincia intenzionati a fare rete ed a perseguire un modello basato sul turismo lento, ovvero sulla valorizzazione dei prodotti tipici e dei luoghi.

Il fatto che Brindisi entri a far parte per la prima volta di questa rete e che sia l’unico capoluogo pugliese ad aver aderito ad un gruppo di lavoro locale assume una forte valenza simbolica più che pratica: i fondi a disposizione per questo Programma, infatti, sono pochini (7 mln complessivi, di cui 4,5 mln per lo sviluppo rurale dell’agricoltura ed 1 mln per la pesca). L’elemento positivo dell’adesione, dunque, risiede nell’inserimento di Brindisi in un circuito di pratiche virtuose, atte a stimolare le iniziative imprenditoriali di qualità nel campo della pesca, dell’agricoltura e del turismo, in modo tale da concepire modelli che possano essere replicati.

Fino ad ora ci si è limitati a domandarsi come mai Brindisi non sia riuscita ad emulare i modelli costruiti dai territori limitrofi: una risposta si può ricercare nel fatto che in città è completamente mancata l’informazione su tali pratiche ed iniziative economiche. Informazioni che passano anche e soprattutto attraverso l’organizzazione di incontri istituzionali e convegni come quello svoltosi stamani, dove il presidente ed il direttore del Gal (Prudentino e Ciola) hanno trasferito alla platea brindisina le esperienze portate avanti negli altri territori e le loro conoscenze. Questo, in una comunità autoreferenziale come quella brindisina, dove ognuno pensa di poter parlare di tutto e governare tutti i fenomeni senza aver acquisito un briciolo di competenza nel settore, costituisce una prorompente rottura con il passato ed una convinta apertura verso nuovi approcci e modelli.

Ecco allora che, veicolare alla popolazione le opportunità offerte da tali programmi comunitari e le buone pratiche adottate altrove, consente di riposizionare la bussola in direzione delle originarie ed autentiche vocazioni di un territorio troppo concentrato negli ultimi decenni sul proprio sviluppo industriale.

Brindisi ha fame di implementare il proprio modello di sviluppo, e l’attenzione adesso riservata verso percorsi storici come le antiche vie Appia, Francigena e Traiana, verso le bellezze naturalistiche del territorio (è di ieri la notizia della presentazione di progetti finalizzati allo sviluppo di Torre Guaceto ed alla messa a sistema delle varie aree naturalistiche abbandonate a se stesse), verso risorse come la pesca e l’agricoltura che in passato hanno rappresentato le principali leve economiche della città, restituisce una fotografia piuttosto chiara dei nuovi aneliti della comunità brindisina.

Stamani i relatori portavano gli esempi di alcune realtà della provincia, che attraverso la riscoperta e la valorizzazione dei prodotti tipici e dei percorsi naturalistici hanno costruito le condizioni per attrarre visitatori interessati al turismo lento, ovvero quello incentrato sullo slow food e sui percorsi ciclabili immersi nella natura.

Ecco, Brindisi ha la fortuna di godere di una condizione che le consentirebbe di trarre ricchezza dal mare, dalla campagna e dalla storia. Come spesso denunciato, però, ha bisogno di ridisegnare il proprio futuro, e ciò passa anche attraverso la conoscenza delle nuove occasioni che si parano davanti.

La comunità brindisina per troppi anni ha girato le spalle alle proprie tradizioni ed alle proprie vocazioni ‘ancestrali’: è arrivato il tempo di rispolverarle e di costruire qualcosa di nuovo, che consenta alla città di uscire da un’apatia e da un anonimato nelle quali si ritrova immeritatamente relegata, non fosse altro per le impareggiabili risorse di cui dispone.

Andrea Pezzuto

 

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