Brindisi è cuore e attributi. E Vitucci è l’allenatore della Montepaschi Siena…

BRINDISI – Se si potesse titolare in brindisino l’impresa della squadra, sarebbe particolarmente efficace sintetizzarla in “Cuore e cu…”, ma non è possibile, e allora – nonostante non renda nella stessa maniera – la si titolerà “Cuore e attributi”. Sì, perché la ciurma sgangherata di Vitucci, con l’aumentare delle difficoltà, sta clamorosamente elevando il proprio livello mentale e di gioco, dimostrando un temperamento sinceramente insospettabile. Va bene che Torino era stordita per il cambio insensato dell’allenatore, va bene che era priva di Mbakwe, ma è pur sempre una squadra di livello nettamente superiore a quella brindisina, che ieri, tra l’altro, non ha potuto neppure fare pieno affidamento su Milenko Tepic (uno degli uomini della svolta), debilitato da un attacco influenzale durante il trasferimento verso Torino. Così, con Oleka finalmente inutilizzato e Donzelli e Cardillo ancora a “scartamento ridotto”, è toccato a Blaz Mesicek, Nic Moore, Donta Smith e Cady Lalanne indossare il mantello e portare a casa la seconda vittoria consecutiva in trasferta.

Si potrebbe pensare che la determinazione messa in campo fosse figlia della rabbia accumulata per le ingiustizie arbitrali subite nel match interno contro Cantù, ma risulterebbe riduttivo perché dall’arrivo di Frank Vitucci, fatta eccezione per la trasferta cremonese, la squadra non ha sbagliato un colpo. Ora, non solo fanno specie le prestazioni dei biancazzurri in rapporto a quanto visto sino a qualche settimana fa, ma destano sorpresa in senso assoluto se si fa riferimento alle difficoltà strutturali di un roster che continua a palesare falle importanti. Molto importanti.

Ma tutto ciò non pare costituire un grosso problema per Vitucci, il quale dà l’impressione di allenare la squadra più forte che abbia mai avuto a disposizione: difesa a uomo per 40 minuti; gioco controllato che privilegia quasi sempre le esecuzioni degli schemi; palla appoggiata in post basso come se avessimo un pivot; minuti e responsabilità a Mesicek come se fosse Doncic; flessibilità nei ruoli come se allenasse i giocatori più duttili d’Europa. Insomma, un sistema di gioco che sembra attagliarsi più ad una grande squadra, ma che su questa Happy Casa 2.0 sembra calzare inspiegabilmente a pennello. Perché il basket è di chi lo gioca, ma in fondo anche di chi lo allena, e fino ad ora i meriti di Vitucci sono solari.

Andrea Pezzuto
Redazione

1 COMMENTO

  1. Ho letto con molta attenzione il bell’articolo che è stato scritto.
    Finalmente, credo, uno di noi (e non un addetto ai lavori) che scrive bene. E non solo perché si parla della mia squadra che ha vinto, ma perché il lavoro è stato fatto con riflessione e competenza.
    Nel caso postassi qualche altro commento, lo leggerò con molto piacere.
    Tonino D’Amici

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