Benvenuti a Brindisi, città degli smemorati

BRINDISI – Qualche giorno addietro, nel corso di un incontro nell’ambito della tre giorni del Medieval Fest, il Presidente dell’Authority Patroni Griffi, parlando di attrazione dei flussi turistici, ha sottolineato l’importanza di rendere il più possibile manifesta la storia delle nostre città, portando l’esempio della sconosciuta vicenda legata alla compagnia BOAC, antesignana della British Airways, che nei primi del ‘900 collegava Southampton con Johannesburg facendo scalo a Brindisi.

Tutti i brindisini sanno che il porto di Brindisi è stato lo scenario della partenza della VI Crociata, dei collegamenti della Valigia delle Indie, della morte del poeta Virgilio, di molte vicende significative legate alla storia dell’Impero romano, del soggiorno del Re Vittorio Emanuele III nel periodo in cui la città divenne Capitale d’Italia e di tantissimo altro ancora. Ora, che nel 2017 ci siano ancora turisti che scoprano quasi per caso che in cima alla scalinata virgiliana è sita la casa dove morì Virgilio, o la circostanza che sul Lungomare non si trovi il benché minimo riferimento agli episodi storici innanzi richiamati, è davvero svilente.

Nel maggio scorso il Gruppo Archeologico di Brindisi provò a smuovere le acque avanzando la proposta di spostare sul Lungomare la statua di Ottaviano Augusto, fino ad oggi collocata in Piazza del Popolo.

“La statua, copia in bronzo del famoso originale in marmo chiamato “Augusto di Prima Porta”, fu donata dal governatore di Roma alla città di Brindisi il 25 maggio 1935 in occasione del bimillenario Augusteo per celebrare lo stretto e antico legame esistente fra le due città e la fedeltà a Roma dimostrata dai brindisini in più occasioni nel corso della storia […]. Il Gruppo Archeologico Brindisino, anche a nome di altri concittadini, propone di spostare il monumento sul lungomare dove nel lontano 31 a.C. i brindisini eressero un arco di Trionfo per celebrare la vittoria di Cesare Ottaviano Augusto ad Azio contro Marco Antonio e Cleopatra.
Siamo convinti che lo spostamento della statua (operazione che dovrebbe essere poco costosa) arricchirà ancor di più il nostro bellissimo lungomare.
Nella nuova posizione, la statua bronzea di Cesare Augusto diventerà un punto di attrazione turistico-culturale e porterà in primo piano l’importanza della storia di Brindisi (a molti del tutto o in parte sconosciuta), favorendo al tempo stesso il sentimento di appartenenza e di orgoglio dei cittadini”, così scriveva Danny Vitale, direttore del GAB.

A distanza di alcuni mesi, però, l’idea è caduta nel dimenticatoio, facendo la stessa fine delle altre timide proposte avanzate da altri soggetti nel corso degli anni.

D’altronde, è dovuto venire a Brindisi Paolo Rumiz per spiegarci attraverso il suo libro l’importanza della Via Appia, della quale Brindisi costituiva la tappa conclusiva. La comunità locale, per il tramite dei suoi rappresentanti istituzionali, si è sempre mostrata indifferente verso l’argomento, tanto da snobbare sistematicamente tutte le iniziative dedicate alla “regina viarum”. Basti pensare che perfino all’ingresso dei paesini più sperduti è allocato un cartello con sopra riportate le peculirietà che connotano quella determinata comunità, mentre Brindisi è sprovvista anche di questa elementare forma di marketing. In questi anni si è cercato di portare avanti una battaglia per collocare all’ingresso della città un cartello recante la scritta “Benvenuti a Brindisi già Capitale d’Italia”. Ora, data la nostra nota reticenza nel mettere in rilievo gli elementi di valore che caratterizzano la nostra città (mentre abbiamo decisamente più confidenza con l’auto-commiserazione), potremmo perlomeno apporre un totem o un cartello all’ingresso della Via Appia che segnali agli avventori l’inizio della strada e magari anche l’importanza storica della stessa, anche se quest’ultimo dato servirebbe soprattutto come promemoria per gli autoctoni.

Andrea Pezzuto
Redazione

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