La decisione del collegio arbitrale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sul caso del raccordo ferroviario di Tuturano, emessa a dicembre scorso, rappresenta una vera e propria batosta per il Comune di Brindisi. L’Ente infatti è stato condannato a versare quasi tre milioni di euro al Consorzio Stabile E.C.I.T. per ritardi e gravi inadempienze nella gestione dei cantieri. Il nodo della questione però è rappresentato dalla gestione, incomprensibile, della difesa, con un cambio in corsa, voluta dall’amministrazione comunale.
Tutto ha avuto inizio al Tribunale delle Imprese di Bari dove il Comune aveva ottenuto un importante successo preliminare sulla competenza. In quella occasione il giudice aveva persino condannato il Consorzio a rimborsare oltre undicimila euro di spese legali in favore del difensore originario. Nonostante la strada fosse ormai in discesa la giunta ha compiuto una scelta del tutto ingiustificata decidendo di cambiare la rappresentanza legale vincente per nominare un nuovo avvocato per il successivo giudizio arbitrale.
Questa sostituzione già all’epoca sollevò enormi perplessità e aspre critiche in Consiglio comunale, perché appariva come una lottizzazione politica e per il ragionevole dubbio che potesse danneggiare l’impostazione difensiva fino ad allora adottata. Cambiare la difesa nel mezzo di una controversia così delicata è parso da subito un azzardo e i fatti, purtroppo, hanno dato pienamente ragione a chi sollevava dubbi sulla reale opportunità di questo avvicendamento. Alla luce del giudizio e delle motivazioni, la nuova linea difensiva si è rivelata molto debole, portando alla rovinosa condanna milionaria contro il Comune di Brindisi.
A rendere la situazione ancora più imbarazzante è stato un passaggio specifico e paradossale letto all’interno della sentenza del lodo arbitrale. La nuova difesa ha infatti tentato di reclamare e incassare la somma di undicimila euro vinta dal precedente avvocato nel giudizio barese. Gli arbitri hanno ovviamente dovuto rigettare la richiesta precisando che quel credito apparteneva esclusivamente al legale che aveva originariamente vinto la causa e non poteva essere recuperato dall’Ente o dal nuovo difensore.
Questa ‘sgrammaticatura’ nell’iter processuale rappresenta la proverbiale ciliegina sulla torta di un disastro politico e amministrativo senza precedenti. L’amministrazione comunale ha l’obbligo morale di spiegare con chiarezza alla città per quale motivo ha voluto stravolgere un impianto difensivo che stava funzionando, portando le casse comunali a subire un colpo devastante.
I cittadini brindisini non possono continuare a pagare il conto delle scelte superficiali e dei cambi di poltrona decisi nei palazzi del potere.
Francesco Cannalire, consigliere comunale PD Brindisi












































